21 Apr

Un saluto dal Direttore di Demeter Giovanni Buccheri

di Giovanni Bucchéri

Vorrei esprimere la mia riconoscenza a Demeter che mi ha accolto per un rinnovato percorso di sviluppo. Ad Alois Lageder, a tutti i consiglieri, così come alla squadra di persone che quotidianamente lavora in ufficio, grazie. E vorrei estendere la mia gratitudine a tutti coloro che con impegno e abnegazione si dedicano a vario titolo al movimento della biodinamica in Italia.

Le sfide e le prove che i tempi attuali presentano sono tantissime e complesse. Senz’altro impongono di cogliere con lucidità e spregiudicatezza quelle che, anche in ambito epistemologico, emergono da un sempre più diffuso e umano bisogno di qualità. Tanto di relazione sociale e di amicizia economica, quanto di espressione di alto nutrimento e armonia nei prodotti, alimentari e non. In questo senso l’attuale emergenza sanitaria, davvero senza confini e senza distinzioni, invita a coltivare e migliorare il rapporto con la nostra Madre Terra, intesa come cifra delle forze cosmiche e della natura. Anche per questo, pensieri ed iniziative “ecologiche” paiono oggi ancora più urgenti rispetto al 1924, quando Rudolf Steiner tenne il ciclo di conferenze di Koberwitz che diede gli impulsi per la nascita dell’agricoltura biodinamica. Anzi, paiono essere sempre più una necessità, intesa come forza regolatrice capace di offrire all’uomo un monito di cambiamento che, al di là della sua volontà di coglierlo, sta comunque avvenendo.

Boccioli di un consapevole e rinnovato rapporto di fiducia tra uomo e Terra esistono e luccicano come tante perle, illuminate dall’ideale della pratica dell’agricoltura biodinamica, e della bioagricoltura in genere, ovunque vi siano isole con aziende agricole e uomini impegnati a costruire quest’alleanza. L’auspicio è che Demeter e tutti gli altri importanti attori della biodinamica continuino, con intelligenza e determinazione, a costruire ponti e strade in modo da formare, insieme, quella linfa vitale che attraverso connessioni, scambi e dinamismo sia in grado di apportare il giusto sviluppo al movimento. L’Italia, dopo tutto, è un paese fertile, disseminato di colture e di culture, di arte e di sodalità che i tempi attuali chiedono coraggiosamente di accogliere e vivificare.